LA FONDATRICE - Beata Annunciata Cocchetti
Annunciata nasce a Rovato (BS) il 9 maggio 1800 da una famiglia ricca di fede, di cultura, di umanità.
A otto anni rimane orfana. La nonna paterna, donna di grande pietà e bontà, prende il posto del genitori. Non le lascia mancare affetto e cure e la educa a grandi ideali.
I Sacerdoti della Parrocchia e Don Luca dei Conti Passi, le sono direttori e guide spirituali nella crescita umana e cristiana.
A 17 anni apre nella sua casa, una scuola per le fanciulle povere del paese. A 22 si diploma maestra ed è la prima Insegnante della scuola femminile comunale di Rovato.
A 24 anni perde anche la nonna. Lo zio Carlo, suo tutore e uomo di politica e di affari, vuole che anche Annunciata lo raggiunga a Milano. Sogna per lei un buon partito tra la borghesia milanese che la distolga dalle sue inclinazioni religiose e la faccia sposa e madre felice. Annunciata passa sei anni con lo zio arricchendosi di nuove esperienze.
A 31 anni è condotta dalla Provvidenza a Cemmo (Brescia), un grappolo di case ai piedi della Concarena, montagna dolomitica nella media Valle Camonica.
Per dieci anni è obbediente e attiva collaboratrice di Erminia Panzerini, la direttrice della scuola, che ama e stima nonostante la profonda diversità di temperamento e di mentalità. Qui è felice di trovare il suo mondo umile e semplice e di essere di nuovo maestra per le fanciulle più povere della Valle.
Ma vive in attesa che il Signore le mostri, dove la vuole per sempre consacrata a Lui.
Nel 1842 si consacra a Dio tra le suore Dorotee di Venezia e poi torna a Cemmo il 9 ottobre 1842 con una comunità di religiose in cui accoglie presto alcune aspiranti, ed inizia così il noviziato per le prime Suore Dorotee di Cemmo.
Si fa anche pellegrina nella Valle, per diffondere la Pia Opera di Santa Dorotea, per sostenerne le animatrici, per incontrare le giovani che a lei si affidano per la loro formazione e per soccorrere i più bisognosi nello spirito e nelle cose di ordine materiale.
Conosce molte famiglie povere e si incarica di provvedere a loro. Le sue parole scendono sui bisogni come una pioggia di misericordia e ha sempre il consiglio giusto.
Il nascondimento più assoluto circonda le sue opere di carità e ci lascia spiazzati:

“… mettere sempre un pane fresco sul muricciolo per il povero che non oserebbe mai chiedere!”
Sa che ogni dono è tanto più prezioso quanto più è avvolto nel silenzio.
Il 28 aprile 1866 il Vescovo Verzeri vuole che il piccolo convento di Annunciata dipenda solo da lui.
E' un'altra tappa, un altro inizio.
Il suo compito è di far crescere le sue suore insegnando loro giorno per giorno la sublime strada dell'unione nuziale con Cristo e della dedizione a Lui. Entra ardentemente e teneramente nel loro cuore ed è preoccupata di lasciare l'eredità del suo spirito ad una famiglia robusta, utile e santa.